Storia di incontro con un sasso

8 febbraio 2008

Camminando lungo il sentiero, talvolta non ci si accorge, per distrazione, di quelle piccole cose che ci circondano. Non si ha lo spirito, il cuore, per notarle tutte; e allora si procede come pecore (o muli se preferisci) fino a quando non si raggiunge la meta del giorno. A me succede, spesso. Cammino troppo velocemente per accorgermi di quello che fa da contorno al tutto ma che forse è proprio quello che ha più senso di tutto. Faccio tanta fatica per arrivare dove voglio ma poi, una volta giunto, mi chiedo dove sono arrivato. Tornare indietro non si può, o almeno non avrebbe lo stesso gusto…cosa vuol dire tornare per vedere un particolare che era scappato, per fare una foto. No, le cose vanno viste ed assaporate subito, lì, lungo il sentiero; perché poi, se le si ricerca, non hanno più lo stesso sapore. Nella vita accade la stessa cosa: ci passa di lato qualcosa ma non la vediamo, perché siamo troppo presi a raggiungere il nostro obiettivo. Camminavo così una volta: di fretta, pensando solo ad arrivare alla fine. Poi ho iniziato ad andare con più calma per assaporare, passo dopo passo, quello che stavo facendo. Molte cose sono cambiate o più probabilmente sono io che le vedo diversamente. Ciò che ha fatto scattare in me la consapevolezza che stavo camminando troppo di fretta è stato un sasso.

La giornata era un sabato, di quelli dove non c’è meteo che sbaglia, di quelli dove sai per certo che brillerà un bel sole. Sveglia un quarto alle 6 e poco dopo via in auto, a fare una camminata su un monte dove c’ero già stato. Poca roba, 1000 metri al massimo, ma come sempre non è la fine ma il cammino che si compie per raggiungerla che ci regala qualcosa. Il sentiero saliva leggero, dolce, all’inizio; poi si alzava un poco, senza mai diventare antipatico. All’inizio si gira un poco verso ovest, quindi sei in ombra, ma davanti a te le prime luci irradiano di oro lì’altro versante e capisci allora che valeva alzarsi presto e fare 50 kilometri solo per questo. Ma il sentiero procede e ti fa salire un po’. Al Sasso della Vecchia il cartello verso destra ti dice “vetta 50 minuti”. Da li la pendenza si fa sentire appena di più. La camminata procede bene, in fondo un’ora abbondante di cammino non è che sia poi tanto. Dopo un primo tratto aperto, il sentiero entra un poco nel bosco. Credo che fossero passati 20-30 minuti e poi ho incontrato il mio sasso. Sulla destra, giusto a lato della mia strada, questo monolite giaceva li, e mi guardava. Ho avuto come la sensazione che mi aspettasse, anzi, mi aspettava da tempo. Ero già passato di li una volta ma di quel sasso proprio non mi ricordavo. Forse perché all’epoca i sassi, così come le montagne, li guardavo ma non li vedevo. Invece lui era lì, che mi aspettava perché lui si ricordava di me. “E tu chi sei? Non ti ho visto l’altra volta…”. Senza parlare mi ha detto che lui era sempre stato li ma che ero troppo impegnato a passare sul sentiero per vederlo. “hai ragione, scusa” gli ho risposto. L’amico per fortuna non sembrava mostrare rancore. Gli ho appoggiato una mano sulla gobba, all’altezza della mia testa. Notavo che era bello tondo, di un bel granito con cristalli grossi. “Tu devi venire dalla Valtellina o giù di li. Siete in tanti ad essere scesi da quelle parti quando siete arrivati coi ghiacci…”. Dopo essermi presentato, gli ho chiesto ancora scusa per la mia distrazione e ho promesso che la prossima volta non lo farò più. E’ stato attento però l’amico: la volta prossima per me potrebbe essere tra dieci anni ma per lui, che ha visto la terra nascere, potrebbe essere fra un decimo di secondo. La prima volta che sono passato gli vicino per me era cinque-sei anni fa; per lui un battito d’ali. “Ma contiamo davvero così poco rispetto a voi?” gli ho chiesto. “E’ davvero così piccola la nostra vita confronto alla vostra? Vi passiamo a lato, scaliamo i vostri cugini più alti, e per voi non è neanche un attimo…la mia intera vita è solo un secondo della vostra. Eri qui quando sono nato io, i miei genitori, i miei nonni…eri qui quando sono vissuto e fin quando vivrò e sarai qui quando non ci sarò più, forse anche quando l’Uomo non ci sarà più; tu sarai sempre qui, a lato del sentiero che magari diventerà coperto di foglie. Gli alberi moriranno e cadranno e ma ne spunteranno di nuovi; cadrà la pioggia e la neve e poi spunterà il sole; la gente nascerà, vivrà e morirà, portandosi dietro tutti i suoi pensieri, i suoi affetti, i suoi amori. E tu sarai sempre qui, a vedere in faccia chi passa e non ti rivolge nemmeno un saluto, ad aspettare un cenno da chi ti cammina vicino…”

“E la vita di noi sassi” mi ha detto. “Noi siamo di fianco a voi ma non ci considerate perché siete troppo impegnati a pensare a voi stessi. Per noi durate la vita di un secondo, è vero, ma non per questo dovete pensare di valere meno di noi. E’ quello che facciamo finchè siamo qui ad avere significato, non quanto viviamo. La vita di una farfalla notturna è di una notte soltanto; ben poca cosa rispetto a voi uomini e per questo la considerate sfortunata o ancora peggio, insulsa. Ma per una farfalla una notte, una sola notte, è la vita intera…”

Sono arrivato alla laurea a 25 anni; vuol dire dopo 19 di studi ed un sasso sul Monte Barro mi ha insegnato molte più cose di tanti professori che ho conosciuto.

La conoscenza è attorno a noi ed è li che ci aspetta, si deve solo avere un cuore per sentirla. Per quando riguarda me, dopo 20 minuti ero in vetta ma la vetta l’avevo già trovata...

 

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